
Le fasi del trasloco, azioni ed emozioni
- Innanzitutto, inscatolare implica, fisicamente, la raccolta, la selezione dei propri averi e posizionarli in appositi scatoloni. Emotivamente la persona vede e riconosce cosa ha e cosa non pensava di avere, quante volte in questi casi pensiamo e diciamo “non pensavo di avere tutta questa roba”, “e questo da dove spunta fuori?”.
Avviene, quindi una consapevolezza di ciò che si ha. Ciò che abbiamo definisce anche chi siamo, no?
- Impacchettare ed ordinare, oltre ad usare un notevole uso di scotch e spazio della casa, la persona è pronta a spostarsi, come quando chiudiamo soddisfatti la valigia per un viaggio. In questo caso la casa è svuotata, i mobili sono vuoti, hanno perso la vitalità data dall’arredamento. È un impatto visivo potente. Se ci pensate, può far ricordare il giorno dell’arrivo in quella casa cosi spenta e senza vita. Si può ripercorrere in un minuto, tutto il periodo in cui si è vissuti in quella casa e ora la stiamo lasciando, siamo pronti a proseguire senza di lei.
- Spacchettare gli scatoloni e posizionare il materiale, oltre a riempire il secchio della spazzatura della carta e sfruttare tempo della giornata, riguardiamo tutte i nostri averi e ci chiediamo se in questa nuova casa vanno bene oppure stonano, molto probabilmente avviene una seconda selezione e questo porta a metterci con tutte noi stessi a vivere la casa, ci adattiamo ad essa con creatività e vitalità.
- L’arredamento non è scontato, si può stare in una casa senza arredare, quanti studenti e/o lavoratori in affitto passano da una stanza all’altra di case diverse? La loro stanza determina la loro indipendenza, la loro capacità di vivere in autonomia, significa crescere e sanno che è provvisoria, l’arredamento è fuorviante.
Personalmente, dopo 7 traslochi, ho iniziato ad arredare la casa solo al momento in cui avevo un appartamento tutto mio, anche se in affitto. Non guardavo solo la funzionalità delle stanze e degli oggetti, volevo che fossero belle ai miei occhi e che rispettavano la mia persona.
Sembra stupido lo so, eppure si tratta di un passo in più che emotivamente ti porta ad essere felice di tornare nella propria casa.
Come si vuol dire “Home sweet home”.
Traslocare è un po' come andare dallo psicologo.
Traslocare è un po' come andare dallo psicologo poiché possiamo trovare delle similitudini, quali: raccogliamo le proprie cose, ci spostiamo, e portiamo le nostre cose in un altro luogo.
È comprensibile la fatica poiché il peso delle nostre cose non è indifferente, lo sentiamo. Tra l’altro è sempre lì, non si smuove. Per questo lo si vuole quasi evitare, in fin dei conti si è sopravvissuti fino ad ora, no?
Certo lo possiamo evitare finché ci piace stare sempre nella stessa casa, stesso quartiere, non portarci dietro nessuna nuova esperienza, nessun viaggio. Molti di noi hanno vissuto felicemente in questo modo. Che invidia!
Tuttavia, non sempre è così, non sempre ci piace abitare nel posto dove siamo senza sapere bene dove voler stare. Non sempre ci accontentiamo e siamo, quindi, in combutta tra quello che dobbiamo fare versus le cose che ci piacciono fare.
Bel guaio, no?
Invece avere quella motivazione, quella forza che ci guida verso il raggiungimento dei nostri più reconditi obiettivi che ci fanno battere il cuore, che ci fanno tremare dall’emozione così potente e così vitalizzante? Quanto può impattare sulla nostra qualità di vita?
Aimè lo psicologo non ha la bacchetta magica di Harry Potter per avere tutto ciò che vogliamo, d’altronde anche lui ne ha fatta di strada per raggiungere la sua felicità, ben 8 libri ;)
Ogni luogo è dove siamo noi.
Lo psicologo però ha quegli strumenti per supportare tutte quelle fasi che ci consentono di cambiare la nostra vita, essere chi vogliamo e come vogliamo. Non siamo soli. Siamo ascoltati e rispettati dalle nostre scelte poiché ognuno di noi ha una propria dignità e un proprio diritto di scelta. Ognuno ha diritto a stare al proprio posto.
Non capita a volte di dire “questo è il posto giusto per me”, “questa è casa”, “mi trovo al posto giusto al momento giusto” per le cose più scontate, alla fermata dell’autobus dove incontro un vecchio amico, come una panchina dove incontriamo l’amore della nostra vita, un gruppo di persone con cui ci si è particolarmente legati da affetto e stima. Sono tutti luoghi, sono tutti posti dove ci sentiamo realizzati e sereni, dove il nostro respiro è regolare, chiudiamo gli occhi senza fatica e ci appoggiamo allo schienale della sedia senza avere paura di cadere.







