
La parola “Genitori” deriva dal latino genitor, oris dal verbo gignere che significa “generare”. Primariamente il genitore genera una vita, una vita unica nel suo essere. Qui possiamo già sentire la fatica, quella fatica che solo i neogenitori conoscono, caratterizzata da una totale dipendenza con il neonato. Un amore travolgente, a 360° che avvolge caregiver e bambino in un unico essere, fatto di nutrimento affettivo e contenimento emozionale.
Si è genitori per tutta la vita, è proprio un vero lavoro!
All’interno del nucleo familiare, si sviluppano schemi e rappresentazioni mentali fatti di convinzioni e credenze antiche e solide che si esprimono con aspettative e doveri prossimi. Questo vale sia come genitori che come figli, non credete? Quando si parla di famiglia, ci si rivolge spesso e volentieri al benessere del bambino, ma i genitori sono altrettanto importanti.
SITUAZIONI DI CRITICITA’
Situazioni critiche all’interno di una famiglia sono decisamente infinite, qui entrerò nel merito del mio ambito specifico, ovvero relazione tra genitore-figlio rispetto all’orientamento sessuale, orientamento lavorativo, orientamento scolastico diverso dalle aspettative familiari da parte sia del genitore che del figlio, come oggetto di discussione che potenzialmente mina la qualità della relazione.
COME LO DICO?
Paradossalmente più una persona la conosco più è difficile sapere cosa e come dire una propria verità. Migliore esempio non è altro che la nostra famiglia, ci conosciamo da una vita!
Eppure, le dinamiche relazionali e comunicative sono cosi complesse!
Molto probabilmente poiché si ha a che fare con i propri cari, non vogliamo deluderli.
All’interno del nucleo familiare, infatti, si sviluppano schemi e rappresentazioni mentali fatte di convinzioni e credenze antiche e solide che si esprimono con aspettative e doveri prossimi a venire.
A maggior ragione quando la propria verità è anni-luce alla convenzionalità.
Esempio:
- MIO/A FIGLIO/A E’GAY, COSA FACCIO?
- SONO GAY, COME LO DICO A MIO/A FIGLIO/A?
Il tema LGBTQ+ è ampiamente discusso nel box a parte, qui lo vediamo in parte dal punto di vista del genitore. Da genitore la parola gay può suscitare imbarazzo e vergogna.
Quand’è che ci sentiamo così, solitamente?
Quando non sappiamo di cosa stiamo parlando, quando non abbiamo la più pallida idea di cosa si sta parlando e ci esprimiamo secondo i luoghi comuni, ciò che abbiamo sentito dire. Tutto super legittimo, trovarsi in questa posizione è tutto fuorché semplice. Aimè in questo caso i luoghi comuni sono tutto fuorché rassicuranti. In seguito, quello che può succedere è sentirsi inadeguati come genitori, sentirsi di aver sbagliato qualcosa e di doversi meritare un/una figlia/o così fino a davvero raggiungere una situazione di profondo disagio e di rischio.
OBIETTIVI E SOLUZIONI TERAPEUTICHE
- Accettazione e tolleranza del conflitto
Al conflitto, al litigio e alla rabbia è solitamente associata un’inevitabile distruzione dei rapporti. Poiché c’è il timore di distruggere l’altro con il nostro pensiero divergente al suo/loro. “non dire niente, sennò si arrabbia!”. Eppure, in realtà il conflitto e la rabbia per quanto possano essere spiacevoli, sono sintomo della nostra vitalità e della nostra energia che ci conduce verso una direzione, verso uno scopo. Finché c’è conflitto, c’è la propria libertà di opinione, finché c’è conflitto c’è la possibilità di confronto. Se ne può parlare e se ne parla insieme. Accogliere quest’ultima possibilità favorisce la costruzione di legami solidi e di relazioni significative poiché si è andati al sodo, al nocciolo della situazione, ci si conosce per quello che siamo e sentiamo, anche la rabbia.
- Accettazione e rispetto di sé
Anche qui per accettazione non si intende rassegnazione, bensì accoglienza e apertura. Avere nei nostri confronti questo sentimento, ci permette di essere in grado di andare un po' contro-corrente, di non cercare sempre ciò che conforme al mondo esterno ma di darci quella libertà di essere grazie alla nostra creatività. Il rispetto di sé è rientra nei fattori positivi ad una sana qualità di vita e di un sano amor proprio e benessere psicosociale. “sappiamo quello che vogliamo e non abbiamo vergogna di esprimerlo”
- Non si è soli
Nei momenti di difficoltà la solitudine si fa sentire ancor più del problema che si sta affrontando. Si è soli di fronte al mondo intero, di fronte ai propri figli che ci presentano ogni giorno un mondo pieno di novità e di sfide. Avere la possibilità di un ascolto attento ci si solleva un poco, si è insieme a qualcuno di cui possiamo fidarci. Un ponte tra me genitore e il mondo sfidante che mi aspetta. Cercare aiuto è coraggioso, è da stupidi non farlo.
- Maggior conoscenza e informazione mondo LGBTQ+
Il valore dell’informazione e della conoscenza non è misurabile per quanto è immensa e infinita la sua grandezza. Avere conoscenza significa avere elementi per riflettere e avere la propria opinione è senso di libertà e responsabilità.




